lunedì 21 luglio 2014

Antiturismo, la piaga non si ferma


Sei turista? Paghi il doppio (e non solo)
stralci da un articolo de La Stampa, a firma Stefano Rizzato
Un prezzo per chi è del posto. E un altro, gonfiato, per chi arriva da lontano. Il metodo è quello, classico, della truffarella al turista. Roba da trafficoni e negozianti poco onesti. Ma non solo. Il guaio è che talvolta la discriminazione tra turisti e residenti è istituzionalizzata. E tocca trasporti e luoghi d’arte.
Succede nella città simbolo del turismo: Venezia. Tra calli e ponti, i turisti devono subire una continua beffa rispetto ai locali. S’inizia con i vaporetti: un biglietto turistico costa 7 euro per un’ora, quello per residenti 1,30 euro per 75 minuti. Poi ci sono gli esosi abbonamenti a fascia oraria: 18 euro per 12 ore, 20 per una giornata, 50 per una settimana. E pensare che, per chi abita o lavora a Venezia, il mensile ne costa 31, di euro.
La disparità prosegue per il wi-fi (5 euro al giorno contro 0), per le toilette (tre euro contro 0,25) e per arte e cultura. Il «pass» che dà accesso agli 11 musei civici e alle 15 chiese del circuito costa 39 euro e 90 per un turista e niente per chi è del posto. Ma su questo Venezia è meno sola che in altri campi. Anche a Siena i residenti possono ammirare gratis gli affreschi di Palazzo Pubblico, che ai turisti costano 8 euro. I musei civici di Roma sono ad accesso gratuito solo per under 18 e over 65 residenti nella capitale. Gli altri devono pagare.
Il dettaglio, non da poco, è che la pratica va contro i trattati europei, che vietano di variare i prezzi in base alla nazionalità del cliente o del visitatore. Sul punto l’Italia è stata già condannata, nel 2003, dalla Corte di Giustizia.

articolo originale qui

foto Marco Fiori

L’Italia vista dai turisti: scompaiono le specificità


“Troppi bidoni ai turisti, troppi disservizi, troppa scortesia verso chi viene a trovarci. Come se tutto ci fosse dovuto in quanto «Paese più bello del mondo».”

“Le potenzialità sono enormi – scrive Stella – Ma come vengono trattati, gli ospiti? Siamo onesti: così così. Se non proprio malamente. Al punto di spingere moltissimi visitatori, spaventati dai prezzi, ad andare a dormire fuori mano.”

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Un commento all'articolo di Paolo Coelho, di Yimeng Liu


"Ho letto l'articolo e sono d'accordissimo!
Mi piace Coelho proprio per queste idee. In realta' quando decido di viaggiare nella scelta del luogo considero al primo posto il modo di vivere.
Secondo me, come ha detto lui "è molto più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha mai sentito parlare che andare a Roma e sentirsi obbligati a visitare la Cappella Sistina", visitare la Sistina e' importante ma per me e' qualcosa che molti fanno per poter dire "fatto", per poi dire agli amici che l'hanno visitata.
Ma cosa si prende per la colazione, come chiamare un taxi, e' impossibile camminare sulle strade con i tacchi, un albero strano che non avete mai visto...sono le cose delle quali posso Raccontare o Parlare con gli amici.
Mi viene in mente che a Pechino i tassiti sono interessanti, sono tutti pechinesi, non smettono mai di parlare, sono simpaticissimi, e ti lasciano sempre nel luogo piu' comodo (ad esempio, una volta un tassista mi ha lasciato alla stazione del metro' e mi ha spiegato come arrivare perche' c'era traffico, ed era meglio prendere il metro, risparmiando così sia il tempo, 2 ore, sia i soldi).
Quando ero a Barcellona il cameriere mi spiegava come si mangiano i chollos con il xocollata (si usa la 'x' per 'ch', e' un ricordo per me, hah hah), sentivo la loro accoglienza, e mi sentivo sciolta nella Xocollata!
Mi piace viaggiare cosi, uno zaino, gli occhi, la bocca, il naso, gli orecchi : )
Grazie per questo bellissimo articolo."
Yimeng Liu

Grazie a Yimeng Liu di questa bella testimonianza

giovedì 17 luglio 2014

Un diverso modo di viaggiare. Nove fantastici consigli di Paolo Coelho


Vi propongo un articolo di Paolo Coelho di 12 anni fa. Vedrete che è sorprendentemente attuale.
Non aggiungo commenti, neppure al punto n.1 "Evitate i musei" (ne parlerò al Convegno Nazionale dei Piccoli Musei di settembre).
"Sin da molto giovane ho scoperto che viaggiare era per me il miglior modo per imparare. Ancora oggi continuo ad avere quest' animo da pellegrino. Ecco alcune delle lezioni che ho imparato. Spero siano utili ad altri pellegrini come me. 1) Evitate i musei. Il consiglio può sembrare assurdo, ma riflettiamo un po' insieme: se vi trovate in una città straniera, non è molto più interessante andare a cercare il presente invece del passato? Le persone si sentono obbligate a visitare i musei perché hanno imparato da piccole che viaggiare significa cercare questo tipo di cultura. E' chiaro che i musei sono importanti, ma richiedono tempo e oggettività; dovete sapere cosa volete vedere o uscirete con l' impressione di aver visto una quantità di cose fondamentali per la vostra vita, ma che non ricordate. 2) Frequentate i bar. Qui, al contrario dei musei, si manifesta la vita della città. I bar non sono discoteche, ma luoghi dove la gente va a prendere qualcosa, pensa al tempo ed è sempre disposta a fare una chiacchierata. Comprate un giornale e lasciatevi stare a contemplare il viavai. Se qualcuno attacca bottone, per quanto stupido vi sembri, dategli retta: non si può giudicare la bellezza di una strada guardandola soltanto dall' inizio. 3) Siate disponibili. La miglior guida turistica è qualcuno che abita nel posto, conosce tutto, è orgoglioso della sua città, ma non lavora in un' agenzia. Uscite per strada, scegliete una persona con cui volete conversare e chiedete informazioni (dov' è la cattedrale? dov' è l' ufficio postale?). Se non otterrete alcun risultato, tentate con un' altra persona: vi garantisco che alla fine della giornata troverete un' ottima compagnia. 4) Cercate di viaggiare da soli o, se siete sposati, con il vostro coniuge. Sarà più faticoso, nessuno si occuperà di voi, ma soltanto in questo modo potrete realmente uscire dal vostro Paese. I viaggi di gruppo sono un modo mascherato di stare in una terra straniera parlando la propria lingua, ubbidendo al capogruppo, preoccupandovi più dei pettegolezzi del gruppo che del posto che state visitando. 5) Non fate paragoni. Non paragonate niente, né prezzi, né pulizia, né qualità di vita, né mezzi di trasporto, niente. Non state viaggiando per dimostrare che vivete meglio degli altri. In realtà, la vostra ricerca è sapere come vivono gli altri, cosa possono insegnarvi, come affrontano la realtà e lo straordinario della vita. 6) Fate come se tutto il mondo vi capisse. Anche se non parlate la lingua, non abbiate paura: sono già stato in molti luoghi dove non c' era modo di comunicare tramite le parole e ho sempre trovato appoggio, orientamento, suggerimenti importanti e anche fidanzate. Alcune persone credono che se viaggiano da sole usciranno per strada e si perderanno per sempre. Basta avere il biglietto da visita dell' albergo e in una situazione estrema prendere il taxi e farlo vedere al tassista. 7) Non acquistate troppe cose. Spendete soldi per cose che non dovete portarvi appresso: buoni programmi teatrali, ristoranti, passeggiate. Oggigiorno, con il mercato globale e Internet, potete avere di tutto senza dover pagare eccesso di peso. 8) Non tentate di vedere il mondo in un mese. E' meglio rimanere in una città quattro o cinque giorni che visitare cinque città in una settimana. Una città è come una donna capricciosa, ha bisogno di tempo per essere sedotta e mostrarsi completamente. 9) Un viaggio è un' avventura. Henry Miller diceva che è molto più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha mai sentito parlare che andare a Roma e sentirsi obbligati a visitare la Cappella Sistina, con altri 200 mila turisti che vi gridano nelle orecchie. Andate pure a visitare la Cappella Sistina, ma lasciatevi vagare tra le vie e le viuzze, sentendo la libertà di cercare qualcosa che non si sa cosa sia, ma che certamente troverete e che cambierà la vostra vita".

Coelho Paulo
(15 agosto 2002) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2002/agosto/15/mio_diverso_modo_viaggiare_co_0_0208158613.shtml

martedì 15 luglio 2014

Anche la Generazione Y cerca un punto di riferimento accogliente e amichevole


"La Generazione Y, afferma un report dell’Osservatorio sul Business Travel di HRS, il portale di prenotazione alberghiera per viaggi d’affari, ha un’indole social che si evidenzia non soltanto nell’attività sulle piattaforme digitali, ma anche nel desiderio di aggregazione e di community "reali": gli alberghi che l’hanno capito stanno infatti trasformandosi per mettere a disposizione dei clienti spazi condivisi, postazioni di co-working e un’offerta gastronomica 24 ore su 24, con l’obiettivo di divenire il centro della vita in trasferta, un punto di riferimento accogliente, informale e amichevole dove organizzare meeting di lavoro e trascorrere il tempo libero. Luci e musica, elementi che hanno una parte rilevante nel determinare l’atmosfera e il calore di un ambiente, avranno un ruolo crescente nel soggiorno degli ospiti, dal check-in al check-out."

Grazie della segnalazione a Simonetta Marvaldi, articolo integrale qui:
http://www.eventreport.it/stories/mercato/97237_la_generazione_y_sta_cambiando_il_business_travel_ecco_come_si_attrezzano_gli_alberghi/

sabato 12 luglio 2014

“Vengo volentieri in Italia: sembra di entrare in un quadro” un post di Paola Tournur Viron sul TTG


Scrive Paola Tournour-Viron "Gli stranieri prima ancora del wifi gratuito e dell’efficienza dei trasporti chiedono infatti all’Italia di restare fedele alle proprie tradizioni e a se stessa.
Invitato a un premio letterario nelle Langhe, Martin Amis, una delle più influenti voci della letteratura inglese, ha dichiarato: “Vengo volentieri in Italia: sembra di entrare in un quadro”.
http://www.ttgitalia.com/stories/viaggi_di_marketing/99064_se_caro_lermo_colle_non/

martedì 8 luglio 2014

Colosseo gratis. La valorizzazione dei beni culturali non è solo un problema di marketing


La prima domenica del mese gratis nei musei è stata davvero un successo? Abbiamo chiesto a Laura Carsillo di Passeggiate Italiane che è andata in visita al Colosseo.
"Il boom di presenze nei musei italiani registrato la scorsa domenica 6 luglio, in occasione dell'apertura con ingresso gratuito stabilita dal ministro Franceschini e diffuso dai media come un evento fortemente positivo, dovrebbe però essere analizzato anche dal punto di vista dei visitatori e dei professionisti del turismo. Io appartengo a quest'ultima categoria e domenica mi trovavo al Colosseo per lavoro. Purtroppo di positivo non ho visto assolutamente nulla: una folla di turisti era accalcata in prossimità dell'ingresso al monumento, la lunga fila si estendeva ben al di fuori delle arcate dove, nelle ore più calde, le temperature erano piuttosto elevate. Ma quel che più mi ha stupita è che anche i gruppi che avevano una prenotazione (pagata con largo anticipo ed alla modica cifra di 2 euro a persona oltre il costo del biglietto) e che normalmente hanno un accesso riservato, erano fermi in fila già ben oltre l'ingresso. Le guide che li accompagnavano erano in forte imbarazzo e talvolta in difficoltà, soprattutto con quei gruppi che avevano un programma di attività più ricco e che, pertanto, avevano iniziato ad accumulare ritardi che avrebbero compromesso la visita di altri luoghi. Alcune di loro si sono addirittura organizzate andando ad acquistare nuovi biglietti di ingresso presso altri musei del circuito del Colosseo che erano meno affollati, in modo da passare dalla fila dei gruppi prenotati a quella degli individuali che in alcuni momenti era perfino più scorrevole.
Naturalmente, i turisti che hanno atteso il proprio turno lungamente e con condizioni climatiche al limite della sopportazione hanno presto dimenticato il vantaggio del biglietto gratuito lamentando piuttosto i tanti disagi riscontrati.
In realtà, si tratta soltanto dell'ennesima dimostrazione della disorganizzazione e della difficoltà nel problem solving, tipiche ormai del nostro Paese. In tema di accoglienza turistica, infatti, si riscontrano lacune talmente gravi e profonde da giustificare quei visitatori che hanno iniziato a prediligere altre mete rispetto all'Italia. Il nostro biglietto da visita sono stazioni ferroviarie (e non solo) sporche, maleodoranti, mal frequentate; ristoranti e bar che sempre più spesso adottano doppi listini; venditori abusivi di merci contraffatte insistenti e diffusi ormai ovunque; tendenza generalizzata a "spennare il pollo" e comunque applicazione di tariffe piuttosto elevate rispetto al rapporto qualità-prezzo. Un Paese come il nostro, che aveva fatto della cultura dell'accoglienza il suo fiore all'occhiello, si è trasformato a tal punto da divenire irriconoscibile agli occhi dei turisti che tornano dopo alcuni decenni di assenza. Senza contare che la società attuale, strettamente legata ai nuovi strumenti multimediali e di condivisione e ai social network, è particolarmente attenta ed informata sulle esperienze altrui e, come è noto, il passaparola è uno strumento di marketing e di diffusione delle idee particolarmente efficace. Twitter, Facebook, Tripadvisor, Google plus e molti altri social network consentono di diffondere velocemente in ogni parte del mondo immagini, opinioni, esperienze sui luoghi e sulle persone, in modo positivo ma anche negativo, influenzando le scelte future degli utenti. In questi anni di crisi, il turismo è stato spesso indicato quale risorsa di primo livello per rilanciare e far ripartire l'economia italiana, ma con quali strumenti? Con quali investimenti? I fatti di questi giorni dovrebbero portarci ad una riflessione profonda sui temi del turismo, dell'accoglienza e dell'immagine dell'Italia all'estero. La nostra cultura, i grandi maestri del passato, la nostra storia finora ci hanno garantito celebrità ed ammirazione ma se non saremo pronti ad impegnarci per conservare e valorizzare il nostro patrimonio, migliorare e promuovere i nostri servizi presto non saremo più competitivi e neanche il Colosseo, Michelangelo e Bernini potranno salvarci."
Laura Carsillo laura.carsillo@gmail.com

qui il video di Repubblica sull'evento

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