mercoledì 21 gennaio 2015

Internet siamo noi. Il nuovo Cluetrain Manifesto

Internet siamo noi, connessi.

7. Internet è nostro.

La Rete non è un “medium”.

19. La Rete non è un “medium” più di quanto lo sia una conversazione.
20. In Rete, siamo noi il “medium”. Siamo noi a trasportare i messaggi. Lo facciamo quando postiamo o retwittiamo, quando inviamo un link tramite email o lo postiamo su un social network.
22. Ogni volta che spostiamo un messaggio attraverso la Rete, quest’ultimo si porta con sé una piccola parte di noi.
51. Essere accoglienti: ecco un valore che la rete deve imparare dalle migliori culture del mondo reale.

57. Quando ci chiamate “consumatori”, ci sentiamo come mucche che cercano (sul vocabolario) la parola “carne” . (ci sentiamo trattati come carne da macello).
Ecco alcune delle tesi del nuovo Manifesto della Rete "new Clues", o meglio del nuovo "Manifesto" di due degli autori del Cluetrain Manifesto. Ho già letto qualche critica acida. Certo l'impatto non sarà quello di 15 anni fa, ma le tesi che vi propongo in questo spazio sono davvero il "sentire" di questo Blog.
Buona lettura:

martedì 13 gennaio 2015

Il 2015 sarà l’anno delle startup



Kalanick di Uber, valutata 41 miliardi di dollari, Spegel di Snapchat (un'applicazione valutata 20 mld di dollari) e Lei Jun di Xiaomi (valutata 46 mld di dollari) terzo produttore di smartphone al mondo, sembrano essere loro e le altre persone che come loro, magari su scala ridotta, hanno avviato idee, progetti e imprese di successo, i nuovi protagonisti di questo scenario. 
Difficile non pensare che il 2015 non sia l'anno di queste persone e delle loro startup.
Ricordo, a chi non lo conosce, che Lei Jun è la persona che ha detto “se a vent’anni mi avessero chiamato lo Steve Jobs della Cina sarei stato molto onorato. Ma ora che di anni ne ho 40, non voglio essere considerato secondo a nessuno". L'immagine che propone i dati delle vendite di smartphone Xiaomi negli ultimi 3 anni, è abbastanza chiara.

venerdì 9 gennaio 2015

Gli ospiti vogliono vivere come gente del posto

Ci sono 3 cose che accomunano il mondo degli hotel boutique e quello di Airbnb” e che ieri come oggi continuano ad essere il focus della piattaforma e i suoi principali motivi di successo.
  1. Gli ospiti vogliono vivere come gente del posto
  1. Gli ospiti vanno a caccia di un punto di vista diverso
  1. Gli ospiti non vogliono più essere sconosciuti ma amici
Airbnb ha abolito in toto il concetto di formalità e invita i suoi host a creare un legame, a fare amicizia con i propri ospiti fino magari ad invitarli fuori per una birra o per un giro della città. Ovvio che l’hotel non può spingersi così lontano, specie se di alta categoria, ma, come spiega Conley, anche in un boutique hotel il rapporto dello staff con l’ospite è fondamentale. Abbattere le formalità per aprirsi al dialogo, per creare un contatto personale darà un tocco tutto diverso al soggiorno.

giovedì 8 gennaio 2015

Non è accogliente chi....



Accogliente non è chi vieta
Accogliente non è chi obbliga
Accogliente non è chi chiude
Accogliente non è chi divide
Accogliente non è chi alza la voce
Accogliente non è chi polemizza
Accogliente non è chi non mette al centro le persone
Accogliente non è chi risponde male


(da un post di Domenico Miki Pugliese)


domenica 4 gennaio 2015

Taxi: non solo Uber


I "taxi ecologici" sono molto diffusi nelle città nord europee.
A Bologna da 4 anni se ne possono trovare un paio.
Sono un "segno" interessante in termini di accoglienza, di sostenibilità, di diversificazione dell'offerta, di "medium" per la visita della città o per gli spostamenti...

Nell'immagine sottostante eccone uno a Cracovia (dove ne funzionano 10).


domenica 28 dicembre 2014

Barbarie statistica e dato apparente


Negli anni ’70 si lamentava che le statistiche internazionali non permettevano di paragonare i dati delle diverse nazioni, perché c’erano Paesi che rilevavano gli ingressi alle frontiere e altri gli arrivi negli alberghi….
La descrizione del fenomeno turistico era molto lacunosa, considerato che il conteggio degli arrivi alle frontiere era una formalità effettuata in modo molto approssimativo; quanto agli arrivi negli alberghi, accadeva che un turista che visitava quattro città in giro per l’Italia, contasse nelle statistiche come quattro turisti (!).
Il problema dell’utilizzo dei dati ufficiali nel turismo ha a lungo impedito che si riuscisse a costruire un quadro descrittivo attendibile del fenomeno. Il Primo Rapporto sul turismo Italiano, edito dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo nel 1985 ad esempio riportava dati ufficiali nei quali risultavano oltre 10 milioni di viaggiatori provenienti dalla Svizzera verso l’Italia, quando la popolazione di quel paese non superava i 6 milioni di abitanti.
Poi le cose, almeno in parte, sono cambiate anche se esistono ancora divergenze in merito alla definizione di standard comuni, e anche alla definizione di “viaggiatore”, e non è questione di poco conto.
Ogni tanto però capita ancora di leggere dati "impossibili", riportati come verità. E quei dati fanno il giro del mondo più volte, tradotti in tutte le lingue.

E' ancora possibile fare un passo indietro e imparare a leggere i dati alla luce dell’esperienza? Andare cioè “oltre il dato apparente” come diceva il Censis tanti anni fa?

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