mercoledì 18 aprile 2018

Dobbiamo ancora imparare a fare turismo




Pubblico volentieri anche qui un post di Gennao Pisacane, Presidente Albergatori di Amalfi, che riprende una risposta ad un lettore scritta dal giornalista Aldo Cazzullo, e che ha il merito di mettere l'accoglienza, non la Promozione, al primo posto.

"Un’analisi che dice tre cose verissime.

1. Il problema è che l’Italia non ha una cultura del turismo. Ce l’hanno alcuni microcosmi: la Val Badia, la Riviera romagnola, la Costiera amalfitana, Capri, il Salento, le Eolie. Eccezioni che confermano la regola. 2. Il centro di Roma sta diventando un gigantesco affittacamere esentasse. Questo distribuisce ricchezza a pioggia ma crea meno posti di lavoro.
3. Eppure i turisti arrivano (anche se meno che in Spagna e Francia). Perché l’Italia è meravigliosa, ed è più sicura del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma il metodo con cui vengono accolti resta il mordi e fuggi, anziché l’accoglienza che investe sul futuro.

Cazzullo ha chiaro che l’Italia non necessita di promozione, ma di accoglienza.
Vero Giancarlo Dall’Ara?"
Anche il titolo dell'articolo è tanto vero quanto tremendo "Dovremmo imparare a fare turismo", se vi interessa lo trovate qui 


martedì 10 aprile 2018

Cari albergatori puntate sulla lingua italiana



La mia tesi è che per sviluppare il turismo dobbiamo puntare di più sulla cultura italiana dell’accoglienza, su qualcosa cioè che ci rende unici, e che i nostri concorrenti non hanno.
Questa tesi è opposta a quella di chi sta nel turismo replicando più o meno bene quello che vede fare all’estero, un atteggiamento tanto provinciale quanto maggioritario.
Penso che sino ad oggi non si sia riflettuto a sufficienza sul fatto che solo puntando sulla nostra cultura del turismo si possa garantire uno sviluppo sostenibile, perché il primo impatto negativo nei territori avviene quando viene importato acriticamente un modello di sviluppo che non appartiene alla cultura locale.

Dobbiamo puntare di più sulla nostra cultura, dunque, e dobbiamo manifestare questa scelta anche usando il più possibile la nostra lingua, l’italiano.
Questa scelta intende da un lato mostrare le nostre specificità che non emergono se utilizziamo espressioni standard, e dall’altro lato intende stimolare gli operatori a ripensare al loro modo di porsi nel turismo e nell’ospitalità, evitando l’omologazione che li rende più facilmente sostituibili e – in ultima analisi - più schiavi del fattore prezzo.

Ci sono parole infatti che se tradotte perdono una parte del loro significato, e soprattutto perdono le radici, e tolgono valore e unicità a quanto si vuole comunicare e proporre.
E’ una scelta che ho sperimentato molti anni fa con l’idea dell’”albergo diffuso”, comunicata inibendo ogni tentativo di traduzione.
In un mercato superaffollato di termini standard globali, la scelta dell’Albergo Diffuso di comunicarsi in italiano è stata vincente, e ha dimostrato, ancora una volta, quanto la nostra lingua sia amata, e quanto sia in grado di comunicare “da sola” una proposta e una atmosfera particolare, legata al nostro paese e al nostro stile di vita.
Per questo, da diverso tempo chiedo agli albergatori, anche a quelli che hanno “hotel verticali” che partecipano ai miei seminari, di fare altrettanto. Ed è dunque con piacere che vedo che sono sempre di più le strutture ricettive che hanno deciso di non utilizzare il termine “hotel” nella loro comunicazione e di puntare sul termine “albergo”, una parola italiana che comunica immediatamente una proposta di ospitalità con le radici nella nostra cultura.
Segnalo con grande soddisfazione che anche uno degli alberghi italiani più belli e prestigiosi – ed al quale sono particolarmente affezionato - ha deciso di sottolinare questa scelta mettendo la parola albergo nella propria insegna: il Villa Cimbrone di Ravello!


lunedì 19 marzo 2018

Il turismo in Italia cresce troppo poco


"ITALIAN TOURISM COULD GROW FASTER" titola "Tourism Review": un vero e proprio atto di accusa all'assurdo sistema turistico del nostro Paese.
Il problema non sono i finanziamenti, ma l'improvvisazione, la mancanza di strategia, l'assenza di coordinamento, la burocrazia...
Ecco di seguito qualche passaggio dell'articolo:


 The lack of national strategies is one of the most critical aspects of Italian tourism. Surprisingly, the problem of the sector is not the lack of money.  1 billion euros per year are invested in Italian tourism.

The question is, rather, how the money is spent. There is clear absence of regulatory principles at the central level. All the regions move on their own and few have been able to sell themselves effectively. Each territory has sought its own way – often improvising – to position itself on different markets. In this chaos, Italy has lost competitive ability on the world markets.

It is somewhat paradoxical, because Italy, compared to other more popular destinations in Europe, could attract visitors throughout the year thanks to its boundless cultural heritage. However, the heritage is often not valued enough. Many are left neglected and not taken care of, which takes away thousands of visitors from Italy’s total inflow every year.
articolo qui:

https://www.tourism-review.com/italian-tourism-reported-lower-growth-rate-news10520

martedì 13 marzo 2018

Estonia, Just ESTonishing!



Un bell'esempio di condivisione di un progetto di promozione turistica.
L'hotel Park Inn Radisson, o meglio, il personale dell'hotel Park Inn fa propria la comunicazione di marca dell'Ente del turismo dell'Estonia.


lunedì 26 febbraio 2018

Marketing dell'accoglienza. Nuovi seminari



Storicamente quando il turismo ha successo, genera anche forme di antiturismo, e questo si verifica soprattutto quando il turismo non è gestito, ma solo “promosso”.
In Italia il turismo è sempre stato affrontato pensando soltanto alla promozione turistica
E oggi la promozione è diventata il nostro problema, con l’aggravante che il sistema pubblico sa fare solo quella!
Eppure le alternative non mancano. 
Sono possibili nuovi modelli di sviluppo turistico e anche nuovi modelli di marketing "sostenibile".
Ne parlo a Vietri il 16 marzo,
e a Maratea il 17 marzo,

(e in parte anche l’11 aprile in occasione di un incontro ad Arezzo/Scuola d’Impresa)

lunedì 12 febbraio 2018

A Tokyo il pranzo puoi pagarlo con 50 minuti di lavoro



In Giappone un ristorante offre un pasto gratis in cambio di 50 minuti di lavoro
Il Mirai Shokudo di Jinbōchō a Tokyo, è gestito da una sola persona: Sekai Kobayashi, 33 anni, ex ingegnere. A lei è venuta l’idea di adottare un modello open source per il suo ristorante (12 posti). La ragazza infatti condivide anche il business plan e il fatturato del ristorante con i clienti, con l’obiettivo di migliorare la attività. Da quando ha aperto due anni fa, almeno 500 persone, di cui molti studenti, hanno lavorato per lei. Obiettivo è quello di creare un luogo dove tutti sono benvenuti!

articolo integrale (con foto) di Biagio Chiarello QUI

se ti interessa il turismo giapponese ecco un Blog

giovedì 25 gennaio 2018

Marketing dell'accoglienza. 11 aprile appuntamento ad Arezzo



Apre ad Arezzo la Scuola d’Impresa di Confartigianato, “alta formazione per imprenditori”. MERCOLEDI 11 APRILE 2018 dalle 18.00 alle 21.00
SEDE: Sala Conferenze di Confartigianato Imprese Arezzo – Via Tiziano 32

RELATORE: Prof. Giancarlo Dall’Ara – Marketing dell’accoglienza. “In Italia – spiega il relatore – l’accoglienza è la cosa che sappiamo fare meglio. Per trasformarla in marketing occorre però imparare a progettarla, e a non lasciarla allo spontaneismo. Con il marketing dell’accoglienza si riesce a fare molto anche con investimenti contenuti, mettendo le persone al primo posto”

http://www.arezzonotizie.it/economia/zamagni-montigny-confartigianato-lancia-scuola-dimpresa-alta-formazione-imprenditori/

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