giovedì 23 giugno 2016

Lo sviluppo del turismo tra identità e innovazione


"Creare valore per il territorio: l'offerta turistica tra identità e innovazione"
 Prof. Giancarlo Dall’Ara
(sintesi dell'intervento a San Patrignano, 22 giugno 2016)


Chi sono i turisti oggi
Eravamo abituati a descriverli con pochi tratti, con segmentazioni geografiche semplici: i tedeschi, i francesi, gli svedesi.
Io stesso riducevo tutto a tre “generazioni” di turisti.
Oggi il quadro si è complicato non poco e tentare di descrivere un turista con solo un aggettivo è una impresa ardua.
Di fronte ad un mercato frammentato gli stili di turismo hanno perso i loro confini.
Le stesse etichette basate sui criteri sociodemografici dimostrano di aver fatto il loro tempo, e di non essere più sufficienti a descrivere quello che accade sul versante della domanda.
Giustamente oggi si parla di iperpersonalizzazione della domanda, e della necessità – per una comprensione dei turisti - di passare “dalla ricerca all’ascolto”, cioè di imparare da loro.

Oggi molti turisti vivono in uno e tutti hanno uno smartphone in mano che fa di loro dei turisti aumentati, più informati (o meglio più esposti alle informazioni), più critici, più attenti. Per molti di loro fare fotografie è più importante delle “esperienze” che pure vogliono vivere.

Quel che è certo è che lo Scenario del turismo ha oggi ritmi di cambiamento inimmaginabili solo pochi anni fa.
La rivoluzione digitale ha mutato radicalmente, assieme al panorama delle offerte,  anche i ruoli e le prospettive di chi si occupa di turismo e di ospitalità.

Insomma il mondo del turismo e dell’ospitalità oggi va considerato un “Mondo Nuovo” e non può essere affrontato ripetendo le cose che si facevano solo poco tempo fa, o prima della rivoluzione digitale.
Anzi direi che l’unica modalità di convivere con questo scenario è di essere anche noi innovativi, non solo di cavalcare l’onda dell’inovazione, ma di trovare anche noi un posizionamento nell’innovazione.

L’innovazione è dunque una necessità
Di fronte a noi ci sono tanti tipi di innovazione sui quali riflettere:


1. Innovazione di mercato
In Italia quando si parla di nuovi mercati viene subito in mente la Cina.
Rispetto al tema di oggi il mercato cinese è interessante per due motivi:
  1. nei confronti di questo mercato emergono tutti i limiti di un modo datato di affrontare il turismo, perché in Cina non basta andare ad una fiera per farsi notare o avere successo, né basta tradurre il sito web in cinese; con la Cina non funziona un atteggiamento statico o di attesa, perché in questo caso il rischio è che i “servizi a terra” restino tutti in mano agli operatori cinesi;
  2. la Cina va vista anche come il mercato delle opportunità per chi si occupa di turismo; la Cina non è solo il mercato dai numeri straordinari, ma è un Paese che ha anche bisogno del nostro know how per lo sviluppo di un turismo più umano e più sostenibile. E questo sia in termini di prodotti turistici che di processi e di regole.


2. Innovazione di prodotto 
Siamo il Paese che ha cancellato le Locande, le Taverne, le Pensioni, quelle descritte dai grandi viaggiatori, ma ha importato acriticamente il modello del B&B e delle Country House o dei Resort.
Eppure non c’è turista che venendo in Italia non cerchi proposte italliane di ospitalità. Così i pochi modelli “italiani” di ospitalità oggi sono anche quelli che risentono di meno della crisi.

La domanda non cerca “prodotti”, come li intendevamo nel recente passato, cerca storie nelle quali entrare, luoghi nei quali vivere l’italian way of life.

E credo che proprio questo tema spinga a pensare che i borghi siano uno dei prodotti “nuovi” sui quali puntare.
Sino ad ora sul tema “borghi” si sono mosse le Istituzioni, soprattutto i Comuni che hanno dato vita a circuiti - alcuni, come “I Borghi più belli d’Italia”, di grande interesse - non i privati, o perlomeno non in modo sufficiente.

Io mi occupo di Alberghi Diffusi, sono l'autore di questo modello di ospitalità e posso testimoniare che il mondo dell’Ospitalità Diffusa  è ancora tutto da esplorare, ci sono molti nuovi modelli di ospitalità diffusa pronti, in attesa di essere testati, e per questo c’è bisogno di innovatori. E direi non solo per l’entroterra, ma anche per riorganizzare alcune zone a mare.


3. Innovazione di marketing
Quale deve essere la promozione in un panorama “nuovo” come quello che ho cercato di delineare?
La mia tesi è + accoglienza, non + promozione.
Il che, detto diversamente significa che dobbiamo imparare a fare promozione in loco, a generare un effetto spugna che trattenga di più gli ospiti, e che li trasformi nei nostri promotori, perché più credibili di noi nei mercati.
+ Accoglienza significa anche investire nella qualità della vita, nei servizi e nelle infrastrutture.
E su questo versante mi sembra venuto il momento di passare dalla “politica del sorriso” alla progettualità e al marketing dell’accoglienza.
Per inciso mi sembra anche venuto il momento di dare un nuovo ruolo agli uffici informazione


4. Nuove competenze
Il turismo è frutto dello spostamento di persone, non di merci; le persone in vacanza si aspettano esperienze, e al cuore delle esperienze ci sono le persone
Dunque – in uno slogan - le priorità nel turismo sono tre: Persone, Persone Persone. Con tutto quello che consegue in termini di aggiornamento e formazione.

In conclusione mi sembra interessante osservare che in Romagna da sempre si considera che al centro del turismo vi siano le persone, e questo conferma che in Romagna l’innovazione nel turismo non possa essere slegata dalla tradizione. Un tema che riecheggia quanto è scritto nella lettera di invito al nostro incontro “la Tradizione è una innovazione ben riuscita”.





lunedì 20 giugno 2016

Esperimento perfetto: come allontanare i turisti cinesi


Un nuovo caso di ammutinamento di Tour Operator ospiti "forzati".
“E’ sicuramente vero: catturare il mercato turistico cinese significherebbe dare grande impulso al nostro sistema turistico nazionale. Sorge subito una domanda: siamo pronti ad accogliere turisti che vengono da un Paese immenso, con una storia e una tradizione di millenni? Un recente episodio può farci capire meglio se siamo realmente pronti ad ospitare tanti turisti dell’Impero di Mezzo.
E’ successo che finalmente sono arrivati un piccolo gruppo di Tour Operator cinesi a visitare un pezzo di regione italiana. Sono operatori turistici che possono movimentare  - a dir poco, data la provenienza da una città di milioni di abitanti – qualche decina di migliaia di turisti.  Arrivati in Italia, i T.O. sono stati ospitati in una piccola, ma bellissima, città. Neanche scesi dal pullman, stanchi del viaggio, i nostri ospiti sono stati subito portati a fare un tour della cittadina. Il tour storico è proseguito anche il giorno successivo. Poteva durare qualche ora, ma si è trovato il modo di portarli a far visitare tante belle cose per tutta la giornata. Lo desideravano? Pare proprio di no. Addirittura si è organizzato un ottimo buffet con prodotti locali di grande pregio: formaggi, salumi e vini locali. In realtà ai nostri manager anche solo l’odore del formaggio pare li abbia molto infastiditi.
Ma si continua il tour, non sono ammesse soste, il programma è ben ricco. Una rocca recuperata, ma vuota, non ha destato  loro il minimo interesse. Un museo con alcuni pezzi noti addirittura a livello nazionale, li ha forse colpiti? Neanche un po’. In effetti un castello con allestite alcune scene della vita castellana, pare li abbia un po’ impressionati.
Di sicuro informarli prima del loro arrivo su quanto avrebbero potuto visitare, chiedendo loro a cosa erano interessati e costruire così un tour a loro misura avrebbe dimostrato un po’ di professionalità. Pazienza, abbiamo capito che l’ospitalità non si improvvisa. Poco male: il giro promozionale continua e si riparte per un’altra tappa. Cosa c’è di meglio che visitare le aziende che producono moda ad altissimi livelli? Abbigliamento e accessori Made in Italy esportati in tutto il mondo per fasce di acquirenti di alto livello. Anche qui qualcosa è andato storto: nessuno si è premunito di sapere se questi signori cinesi erano interessati ad acquisti del genere. Purtroppo la risposta è negativa: tappe inutili e stanchezza in accumulo. Per fortuna sono stati ospitati in un bel castello trasformato in struttura ricettiva: questo i nostri ospiti lo hanno apprezzato. Potrebbe diventare la tappa di alcuni gruppi di turisti in transito tra le maggiori città d’arte italiana: con una piccola deviazione, ma si può fare, per lo meno il loro interesse lo hanno manifestato. La sera, al rientro dalla cena in zona, il proprietario della bellissima struttura, per accoglierli, aveva preparato un cocktail: ma non aveva fatto i conti che i signori erano ormai ad un livello di stanchezza tale, che uno di loro, qualche ora prima, si era rifiutato di scendere dal pullman arrivato nell’ennesimo centro storico da visitare. Inutile perdersi in dettagli ulteriori. Sapete come si è concluso il tour dei nostri ospiti cinesi? Ammutinamento . Si sono rifiutati di proseguire il tour e hanno voluto riprendere la strada per Roma e il giorno seguente, il volo per la Cina. L’operatore che li aveva accolti ha dovuto disdire appuntamenti con altri imprenditori locali e altre tappe culturali. Pare che gli organizzatori se la siano presa a male. Peccato che i cinesi anche di più. Bilancio di tutto ciò: soldi buttati, professionalità a dir poco improvvisate e tanti cinesi che non verranno mai a visitare questo pezzo di Italia che merita tanto.”
Pubblico volentieri questa testimonianza – che preferisco mantenere anonima - relativa ad un episodio di qualche mese fa. Devo dire che lo scorso anno ho ricevuto altre due segnalazioni di “ammutinamento” di T.O. cinesi, anche se non legati ad educational, ma a work shop. Nei due casi, dopo aver assistito in silenzio alla presentazione “politica” di non so quante regioni italiane, i T.O., sfiniti, si sono alzati in piedi e hanno disertato il previsto work shop con gli operatori. Insomma per promuoversi in Cina (e non solo) non ci si improvvisa. 
GD



domenica 5 giugno 2016

I 200 anni del viaggio in Italia


Il 3 settembre 1786 Johann Wolfgang von Goethe partì per l'Italia. Da solo. Cosa insolita per persone che avevano incarichi pubblici così importanti come nel suo caso. Partì senza avvisare nessuno, neppure la sua "amata". Ma non fu un viaggio improvviso. Tutt'altro, fu un viaggio preparato a lungo, e sognato fin dall'infanzia. Suo padre amava l'Italia e certo lo influenzò (gli aveva insegnato la nostra lingua).
Goethe aveva bisogno di ritrovare la propria strada ed i propri talenti artistici che gli incarichi pubblici a Weimar, dove era Ministro del Duca, gli impedivano di esprimere.
E li ritrovò in Italia a contatto con la storia e l'arte del nostro Paese. Ma anche a contatto con le persone.
Goethe viaggiatore moderno amava vivere i luoghi che visitava, l'Italia, Roma, la Sicilia... dall'interno, nelle taverne, nelle case, nelle feste religiose. Anche la selezione attenta delle sue mete, e delle visite, dimostra quanto fosse un viaggiatore moderno.
Il libro nel quale Goethe racconta il suo viaggio in Italia fu scritto in tarda età e fu pubblicato 200 anni fa; e non è solo un libro di viaggio, e anche per questo merita di non essere dimenticato.

Vi propongo di seguito alcune righe di una sua celebre poesia, che ha contribuito non poco all'immagine dell'Italia nelle generazioni successive.
Rileggendola mi sembra che ora sia particolarmente adatta a molti Italiani che non amano il nostro Paese, forse proprio perché non lo conoscono.

J. W. Goethe, Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? – 1795
Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?
Brillano tra le foglie cupe le arance d’oro,
Una brezza lieve dal cielo azzurro spira,
Il mirto è immobile, alto è l’alloro!
Lo conosci tu?
Laggiù! Laggiù!
O amato mio, con te vorrei andare!


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mercoledì 1 giugno 2016

Turismo nelle aree interne



Ieri ho partecipato al Convegno sul turismo nelle aree interne che si è tenuto a L’Aquila.
Il convegno è stato stimolante, anche per la presenza del dirigente del Ministero (MIBACT), Francesco Colombo, che ha brevemente fatto il punto sul Piano strategico del Turismo, e per alcuni interventi concreti come quello di Massimiliano Vavassori (Bandiere Arancioni, TCI), o di Pierpaolo Romio (Girolibero).
Interessanti anche alcuni interventi di Accademici del turismo, che francamente non conoscevo, che hanno presentato approcci al turismo, per certi versi “originali”.
Per problemi organizzativi il mio intervento è stato molto compresso nei tempi, e a parte un tentativo di fare chiarezza sul tema dell’albergo diffuso, non sono riuscito a fare di più, e cioè a parlare, come avrei voluto, del ruolo che anche i Piccoli Musei possono avere (a certe condizioni) nello sviluppo turistico delle aree interne. Penso pertanto di presentare le rflessioni che avevo preparato al prossimo Convegno Nazionale dei Piccoli Musei, in programma iil 7 e 8 ottobre a Calimera (LE).
Non ho preso appunti, ecco le poche cose che ho scritto durante i lavori:
Sabrina Lucatelli: “Tutte le aree interne vedono il turismo come panacea”. In effetti anche a me risulta così, ma avrei aggiunto che nei fatti non si comportano coerentemente, non mettono il turismo al centro delle loro preoccupazioni e delle loro strategie. E le aree interne che il turismo privilegerebbe, spesso ne risultano emarginate.
Francesco Palumbo: “Il Piano strategico nazionale del Turismo sarà approvato entro il 27 luglio 2016. Più che un documento sarà una piattaforma, un processo”. Giudico positivamente questo approccio, questo metodo, molto diverso da quello dell’ex Ministro Gnudi, che aveva dato vita ad un Piano anche per questo rimasto nel cassetto.

“Tra i temi chiave del Piano l’identificazione di standard comuni per la classificazione delle strutture ricettive”. Spero bene per l’albergo diffuso, tema che va tolto al più presto alle Regioni che di guai ne hanno combinati abbastanza (eccezioni a parte).

lunedì 30 maggio 2016

Monumenti dedicati ai turisti e al turismo




Continuo a leggere commenti e anche articoli venati di antiturismo, come se i problemi delle destinazioni, e in primis l'impatto ambientale, fosse colpa dei turisti e non dell'Industria del turismo che ha inondato il nostro Paese di colate di cemento.
Così, per controbilanciare almeno in piccola parte quei giudizi, segnalo questo post che propone alcune statue e monumenti dedicati ai turisti, in giro per il mondo:
http://brandituptravel.wordpress.com/2014/01/07/statues-sculptures-and-monuments-dedicated-to-travellers/

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