lunedì 14 maggio 2018

Le città d’arte hanno un problema: le Istituzioni non sono in grado di governarle



Qualche giorno fa ho letto una interessante intervista a Philippe Daverio, che affronta la questione dell'"Overtourism" con parole chiare e condivisibili. Riferendosi a Venezia, ma non solo, dice con chiarezza che le città devono essere governate "La prima cosa che si chiede a un sindaco è di governare. Dovrebbe stimolare la curiosità dei turisti". 
Purtroppo, come tutti possiamo vedere, molte città non hanno un progetto turistico, al massimo hanno un report delle Università locali, e un pieghevole di buone maniere distribuito dagli uffici informazione. E ovviamente non sanno gestire o governare il turismo, perché, come sostengo da tempo, sanno fare solo promozione turistica ed eventi per attirare turisti.

Ecco qualche frase estrapolata dall'intervista:
Il numero chiuso «E' la dichiarazione di fallimento di un'intelligenza amministrativa. Alla fine del `400 in Europa c'erano 5 città con più di 100mila abitanti: Parigi, Istanbul, Milano, Venezia e Napoli. Venezia a quei tempi aveva un passaggio di 400mila persone, e oggi non riesce a reggere 40mila turisti? Venezia avrebbe bisogno non di un sindaco ma di un doge. La città deve trovare degli abitanti. (…) La città non ha un progetto, ha invece un anti progetto: fuori da piedi tutti i turisti, ma poi i gondolieri chi portano a spasso?» La questione non riguarda però solo Venezia, ma tutte le città d'arte. «Hanno tutte lo stesso problema: i sindaci non sono in grado di governare la realtà. Venezia ha 30 milioni di turisti all'anno. Le sembrano tanti? Il Louvre, da solo, ne ha 11 milioni, e anche lì i turisti mangiano baguette e fanno la pipì. Venezia non è in grado di governare un flusso pari a tre volte quello del Louvre? Allora chiediamo al direttore del museo francese di venire a fare il sindaco a Venezia».

Una sola nota a quanto affermato di Daverio. Secondo quanto scrive il giornalista che lo ha intervistato, Daverio avrebbe anche detto “Il turista è un gregge che va dove lo porta il vento”.
Non posso escludere che in qualche caso questo possa essere vero, ma francamente una generalizzazione di questo genere è inaccettabile, frutto di quel pensiero razzista che avvolge i turisti, ormai da troppo tempo. Un pensiero amato da quelli che "vorrebbero andarci solo loro, in vacanza". Immagino sia solo una ipersemplificazione, non troppo ben riuscita.

Tratto da:
QN 10 maggio 2018 Daverio e l'arte per tutti «Non chiudete le città» di Piero Degli Antoni



venerdì 11 maggio 2018

Menù touch screen. L'accoglienza digitale crea nuove opportunità





Qui un bel video di un ristorante che ha adottato i tavoli touch screen per la gestione dei menù. Nè il video, né l'idea sono delle novità. La novità è che di menù digitali se ne vedono sempre di più.

I vantaggi sono noti: si guadagna tempo, il servizio è più veloce, i clienti che hanno poco tempo trovano una risposta alle loro esigenze ...., più in generale si può monitorare il servizio e si può risparmiare nei costi del personale.

Al momento lo scenario più probabile è che la diffusione dei menù tattili - nelle varie forme e tecnologie - proseguirà, non sempre in alternativa all'utilizzo delle risorsa umana.

Ma questo scenario apre anche altre opportunità, e nuovi scenari completamente diversi: creerà ancor più interesse per quegli operatori che avranno saputo puntare su una risorsa umana formata, professionale ed accogliente, sulle sue competenze e la capacità di gestire il servizio, la narrazione e le relazioni anche come strumento di fidelizzazione e di marketing.







domenica 29 aprile 2018

Il problema non è il turismo ma l'assenza di cultura del turismo



"In Italia il problema non è il turismo, ma l'assenza di cultura del turismo". Dopo aver postato su Facebook e su Linkedin questa frase con l'immagine che vedete qui sopra, ho ricevuto diversi commenti. Qui incollo quanto ha scritto Laura Carsilio, operatrice turistica di Venezia, molto preparata e attenta.


"Il turismo, purtroppo, è soltanto uno degli specchi della nostra società e del nostro Paese. Mancano regole (e soprattutto il rispetto delle regole!) in tutti i settori. Manca una politica efficace sul turismo, mancano regole ferree e quando ci sono non si fanno rispettare. Aumentano le attività irregolari, gli alloggi abusivi, le guide abusive, i tour operator abusivi. Sorgono come funghi e nessuno li blocca, nessuno effettua controlli efficaci. A tutti è concessa la possibilità di fare tutto, in un sottobosco senza ombra perché ormai tutto si svolge alla luce del sole. Eppure nessuno interviene, neanche se le irregolarità vengono denunciate. Le città diventano sempre più dei bazar, sono sempre più sporche, sempre più abbandonate. I servizi, anche quelli di base, sono sempre più scadenti. I turisti sporcano, si lamentano, ma siamo noi italiani per primi a trasformare le nostre città in discariche a cielo aperto. Ecco perché concordo che la soluzione sia quella di partire dal basso, dall'istruzione, dalla formazione prima di tutto di una coscienza civica che si sta perdendo. I cittadini dovrebbero essere i primi controllori del proprio territorio. Sono certa che anche i turisti, anche quelli "low cost", si adeguerebbero al nostro stile di vita, come fanno quando si recano in Paesi dove le regole esistono e vengono rispettate. Molti siti della nostra splendida Italia sono Patrimonio dell'Umanità e in quanto tali devono essere goduti da tutti. Ma bisogna anche garantire che tutti ne possano godere in modo sostenibile, per poter garantire alle generazioni future di poter fare lo stesso".

Ma come vedete da questa immagine, la realtà supera la fantasia:




Se il tema vi interessa ecco un post da leggere QUI



mercoledì 18 aprile 2018

Dobbiamo ancora imparare a fare turismo




Pubblico volentieri anche qui un post di Gennao Pisacane, Presidente Albergatori di Amalfi, che riprende una risposta ad un lettore scritta dal giornalista Aldo Cazzullo, e che ha il merito di mettere l'accoglienza, non la Promozione, al primo posto.

"Un’analisi che dice tre cose verissime.

1. Il problema è che l’Italia non ha una cultura del turismo. Ce l’hanno alcuni microcosmi: la Val Badia, la Riviera romagnola, la Costiera amalfitana, Capri, il Salento, le Eolie. Eccezioni che confermano la regola. 2. Il centro di Roma sta diventando un gigantesco affittacamere esentasse. Questo distribuisce ricchezza a pioggia ma crea meno posti di lavoro.
3. Eppure i turisti arrivano (anche se meno che in Spagna e Francia). Perché l’Italia è meravigliosa, ed è più sicura del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma il metodo con cui vengono accolti resta il mordi e fuggi, anziché l’accoglienza che investe sul futuro.

Cazzullo ha chiaro che l’Italia non necessita di promozione, ma di accoglienza.
Vero Giancarlo Dall’Ara?"
Anche il titolo dell'articolo è tanto vero quanto tremendo "Dovremmo imparare a fare turismo", se vi interessa lo trovate qui 


martedì 10 aprile 2018

Cari albergatori puntate sulla lingua italiana



La mia tesi è che per sviluppare il turismo dobbiamo puntare di più sulla cultura italiana dell’accoglienza, su qualcosa cioè che ci rende unici, e che i nostri concorrenti non hanno.
Questa tesi è opposta a quella di chi sta nel turismo replicando più o meno bene quello che vede fare all’estero, un atteggiamento tanto provinciale quanto maggioritario.
Penso che sino ad oggi non si sia riflettuto a sufficienza sul fatto che solo puntando sulla nostra cultura del turismo si possa garantire uno sviluppo sostenibile, perché il primo impatto negativo nei territori avviene quando viene importato acriticamente un modello di sviluppo che non appartiene alla cultura locale.

Dobbiamo puntare di più sulla nostra cultura, dunque, e dobbiamo manifestare questa scelta anche usando il più possibile la nostra lingua, l’italiano.
Questa scelta intende da un lato mostrare le nostre specificità che non emergono se utilizziamo espressioni standard, e dall’altro lato intende stimolare gli operatori a ripensare al loro modo di porsi nel turismo e nell’ospitalità, evitando l’omologazione che li rende più facilmente sostituibili e – in ultima analisi - più schiavi del fattore prezzo.

Ci sono parole infatti che se tradotte perdono una parte del loro significato, e soprattutto perdono le radici, e tolgono valore e unicità a quanto si vuole comunicare e proporre.
E’ una scelta che ho sperimentato molti anni fa con l’idea dell’”albergo diffuso”, comunicata inibendo ogni tentativo di traduzione.
In un mercato superaffollato di termini standard globali, la scelta dell’Albergo Diffuso di comunicarsi in italiano è stata vincente, e ha dimostrato, ancora una volta, quanto la nostra lingua sia amata, e quanto sia in grado di comunicare “da sola” una proposta e una atmosfera particolare, legata al nostro paese e al nostro stile di vita.
Per questo, da diverso tempo chiedo agli albergatori, anche a quelli che hanno “hotel verticali” che partecipano ai miei seminari, di fare altrettanto. Ed è dunque con piacere che vedo che sono sempre di più le strutture ricettive che hanno deciso di non utilizzare il termine “hotel” nella loro comunicazione e di puntare sul termine “albergo”, una parola italiana che comunica immediatamente una proposta di ospitalità con le radici nella nostra cultura.
Segnalo con grande soddisfazione che anche uno degli alberghi italiani più belli e prestigiosi – ed al quale sono particolarmente affezionato - ha deciso di sottolinare questa scelta mettendo la parola albergo nella propria insegna: il Villa Cimbrone di Ravello!


lunedì 19 marzo 2018

Il turismo in Italia cresce troppo poco


"ITALIAN TOURISM COULD GROW FASTER" titola "Tourism Review": un vero e proprio atto di accusa all'assurdo sistema turistico del nostro Paese.
Il problema non sono i finanziamenti, ma l'improvvisazione, la mancanza di strategia, l'assenza di coordinamento, la burocrazia...
Ecco di seguito qualche passaggio dell'articolo:


 The lack of national strategies is one of the most critical aspects of Italian tourism. Surprisingly, the problem of the sector is not the lack of money.  1 billion euros per year are invested in Italian tourism.

The question is, rather, how the money is spent. There is clear absence of regulatory principles at the central level. All the regions move on their own and few have been able to sell themselves effectively. Each territory has sought its own way – often improvising – to position itself on different markets. In this chaos, Italy has lost competitive ability on the world markets.

It is somewhat paradoxical, because Italy, compared to other more popular destinations in Europe, could attract visitors throughout the year thanks to its boundless cultural heritage. However, the heritage is often not valued enough. Many are left neglected and not taken care of, which takes away thousands of visitors from Italy’s total inflow every year.
articolo qui:

https://www.tourism-review.com/italian-tourism-reported-lower-growth-rate-news10520

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