domenica 17 agosto 2014

Cronache di accoglienza (2). Un post di Teresio Asola


Ieri, metro Cavour a Roma. Il treno si ferma ringhiando e fremendo. Siamo in sei a dover scendere. Le porte si aprono e ci affrettiamo a uscire. Il treno non è affollato ma usciamo di corsa anche perché l'aria condizionata non funziona. Il sesto di noi, mio figlio piccolo, viene pinzato dalle porte i cui vetri sono imbrattati di graffiti. Non dice nulla. Cerca di divincolarsi. Le porte stringono. Finalmente si riaprono per un secondo. Giacomo sguiscia via. Sporco di grasso sulla maglia e sulle gambe, con varie escoriazioni sul corpo. Minimizziamo. Del resto, che cosa sono due porte che non funzionano dopo aver sentito in San Pietro pochi minuti prima l'accorato appello del Papa alla pace in Medio Oriente e ascoltato la bambina sudamericana che passa di vagone in vagone cantando "Besame mucho"? Ma siamo esterrefatti, noi quattro e le nostre due amiche di Shanghai. Eppure, non abbiamo ancora visto il passaggio pedonale per Termini, dopo una visita a Santa Maria Maggiore. Buio, lercio e ignobile. Dove un ubriaco inveisce contro le mie due amiche di Shanghai, in vacanza in Italia, colpevoli dei loro meravigliosi occhi a mandorla. E l'autobus per Trastevere, traballante come un frullatore sulle buche all'Aventino. Addio, grande bellezza.
Teresio Asola


Grazie a Teresio Asola per questa breve nota sugli episodi terribili di quotidianità, che ripropongono l'importanza di intervenire seriamente sui fondamentali dell'accoglienza.
(nell'immagine un monumento ai turisti)

lunedì 11 agosto 2014

Cronache di accoglienza. Un post di Teresio Asola


 Cogliendo l'occasione dell'arrivo di due amiche taiwanesi residenti a Shanghai decidiamo di trascorrere le vacanze in Italia. Bello, scendere da Torino a Manarola, Lucca, Pisa, Firenze, Siena, Assisi, Orvieto. Meraviglioso, fino alla stupenda Roma. La città eterna ci accoglie con le contraddizioni, la grande bellezza e i luoghi comuni che fanno capire il motivo per cui gli stranieri preferiscono evitare il Paese dotato del maggior numero di attrattive al mondo e con il potenziale turistico più elevato, e perché "Il Messaggero" quella mattina parlava della "grande monnezza" riferendosi alla decadenza della più bella città del mondo. Dopo un'ora di coda sotto il sole ai Fori Imperiali un addetto ci ammonisce che la coda è sbagliata. "Ma mettere un cartello?" domanda mia moglie. "Signora, sono 25.000 persone al giorno, i cartelli li dovremmo mettere fino alla metro" sbuffa indicando la stazione annegata nella calura. Incaricano però una persona ad avvisare le persone all'inizio della coda. Soluzione ben più costosa.
Nel Foro, erbacce ovunque e non un cartello a offrire qualche spiegazione. Spiego alle taiwanesi di immaginarsi nel mezzo della vita di allora. Non credo ci fossero tutte quelle ortiche.
Emily, una delle orientali, fatti pochi passi nel Colosseo si accorge di non avere più il portafoglio. Rubato. Si vergogna. Non era mai successa una cosa del genere a lei né ad alcuno della sua famiglia, si giustifica. Mi vergogno anch'io. Come un ladro. I carabinieri di piazza Venezia allargano le braccia: "Dovete tornare fra un'ora, ce ne sono tanti altri che devono sporgere denuncia. Eravamo trenta, ora tredici, che possiamo fare? A Natale ci portavano dei dolcetti, adesso chiediamo ci regalino delle risme di carta e delle biro." Comprendiamo. Ci scusiamo. 
Per scattare qualche foto che cancelli nelle due taiwanesi l'amarezza del primo approccio, andiamo a Trevi per scoprirla impacchetata. Trinità dei Monti, allora. Anche la Barcaccia è sottoposta a lavori. "Ma farli a gennaio?" Penso, mentre passa rombante una Lamborghini dei Carabinieri. Leggo il cartello di cantiere alla Barcaccia. "Fine lavori 20/7". Peccato che oggi sia l'8 agosto. "Festa del papà in Cina, ba-ba, otto otto, dice Emily ormai rasserenata come solo gli asiatici, mentre scrive una cartolina garrendo il più solare dei sorrisi. Intanto io imploro mia figlia al telefono di non volare con bagaglio da stiva, dovendo fare scalo a Fiumicino. Saluti dall'Italia. 
Teresio Asola

Pubblico questo post che Teresio Asola mi ha inviato, ed aggiungo il commento che lui stesso mi ha scritto: "L'Italia non è solo questo, ma perché farlo credere ai nostri amici stranieri che purtroppo questo riporranno nella valigia dei ricordi?""

giovedì 31 luglio 2014

Gli alberghi di lusso italiani non parlano le lingue


Siti web degli alberghi. Appena il 20% degli alberghi di lusso italiani ha informazioni nella lingua più parlata al mondo e più diffusa su internet; la lingua del primo mercato turistico al mondo per viaggi all'estero e per spesa turistica all'estero: il cinese.
Per le altre lingue date un'occhiata a questo articolo:
http://www.periodicodaily.com/2014/07/30/turismo-italia-non-parlano-russo-arabo-cinese-gli-hotel-5-stelle-italiani/

lunedì 21 luglio 2014

Antiturismo, la piaga non si ferma


Sei turista? Paghi il doppio (e non solo)
stralci da un articolo de La Stampa, a firma Stefano Rizzato
Un prezzo per chi è del posto. E un altro, gonfiato, per chi arriva da lontano. Il metodo è quello, classico, della truffarella al turista. Roba da trafficoni e negozianti poco onesti. Ma non solo. Il guaio è che talvolta la discriminazione tra turisti e residenti è istituzionalizzata. E tocca trasporti e luoghi d’arte.
Succede nella città simbolo del turismo: Venezia. Tra calli e ponti, i turisti devono subire una continua beffa rispetto ai locali. S’inizia con i vaporetti: un biglietto turistico costa 7 euro per un’ora, quello per residenti 1,30 euro per 75 minuti. Poi ci sono gli esosi abbonamenti a fascia oraria: 18 euro per 12 ore, 20 per una giornata, 50 per una settimana. E pensare che, per chi abita o lavora a Venezia, il mensile ne costa 31, di euro.
La disparità prosegue per il wi-fi (5 euro al giorno contro 0), per le toilette (tre euro contro 0,25) e per arte e cultura. Il «pass» che dà accesso agli 11 musei civici e alle 15 chiese del circuito costa 39 euro e 90 per un turista e niente per chi è del posto. Ma su questo Venezia è meno sola che in altri campi. Anche a Siena i residenti possono ammirare gratis gli affreschi di Palazzo Pubblico, che ai turisti costano 8 euro. I musei civici di Roma sono ad accesso gratuito solo per under 18 e over 65 residenti nella capitale. Gli altri devono pagare.
Il dettaglio, non da poco, è che la pratica va contro i trattati europei, che vietano di variare i prezzi in base alla nazionalità del cliente o del visitatore. Sul punto l’Italia è stata già condannata, nel 2003, dalla Corte di Giustizia.

articolo originale qui

foto Marco Fiori

L’Italia vista dai turisti: scompaiono le specificità


“Troppi bidoni ai turisti, troppi disservizi, troppa scortesia verso chi viene a trovarci. Come se tutto ci fosse dovuto in quanto «Paese più bello del mondo».”

“Le potenzialità sono enormi – scrive Stella – Ma come vengono trattati, gli ospiti? Siamo onesti: così così. Se non proprio malamente. Al punto di spingere moltissimi visitatori, spaventati dai prezzi, ad andare a dormire fuori mano.”

- See more at: http://www.bookingblog.com/italia-vista-dai-turisti-scompaiono-le-specificita-e-la-crescita-va-a-rilento/#sthash.H1kebSE1.dpuf

Un commento all'articolo di Paolo Coelho, di Yimeng Liu


"Ho letto l'articolo e sono d'accordissimo!
Mi piace Coelho proprio per queste idee. In realta' quando decido di viaggiare nella scelta del luogo considero al primo posto il modo di vivere.
Secondo me, come ha detto lui "è molto più importante scoprire una chiesa di cui nessuno ha mai sentito parlare che andare a Roma e sentirsi obbligati a visitare la Cappella Sistina", visitare la Sistina e' importante ma per me e' qualcosa che molti fanno per poter dire "fatto", per poi dire agli amici che l'hanno visitata.
Ma cosa si prende per la colazione, come chiamare un taxi, e' impossibile camminare sulle strade con i tacchi, un albero strano che non avete mai visto...sono le cose delle quali posso Raccontare o Parlare con gli amici.
Mi viene in mente che a Pechino i tassiti sono interessanti, sono tutti pechinesi, non smettono mai di parlare, sono simpaticissimi, e ti lasciano sempre nel luogo piu' comodo (ad esempio, una volta un tassista mi ha lasciato alla stazione del metro' e mi ha spiegato come arrivare perche' c'era traffico, ed era meglio prendere il metro, risparmiando così sia il tempo, 2 ore, sia i soldi).
Quando ero a Barcellona il cameriere mi spiegava come si mangiano i chollos con il xocollata (si usa la 'x' per 'ch', e' un ricordo per me, hah hah), sentivo la loro accoglienza, e mi sentivo sciolta nella Xocollata!
Mi piace viaggiare cosi, uno zaino, gli occhi, la bocca, il naso, gli orecchi : )
Grazie per questo bellissimo articolo."
Yimeng Liu

Grazie a Yimeng Liu di questa bella testimonianza

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