martedì 4 dicembre 2012

Accoglienza in albergo: una procedura stravagante


Arrivo in un albergo, ricavato dalla ristrutturazione di un Palazzotto nobiliare, parcheggio nella corte, poi, con qualche difficoltà individuo la reception ed entro.
Come apro la porta mi accorgo che ho svegliato il gestore che se ne stava appisolato su un tavolino di fronte al "ricevimento". Mentre lui si scusa ("mi ero appisolato"), intuisco che l'albergo è vuoto. Gli dò i documenti e sto per chiedergli dove andare a cena (sono le 19.30), lui di rimando mi chiede a che ora farò colazione "domattina, perché sa, è inutile che io venga alle 6, se lei si alza alle 8".
Vi lascio immaginare i miei pensieri, ma mi limito a dire che non ho problemi a fare colazione al bar di fronte.
Poi concordiamo un orario per il caffè, che vada bene ad entrambi.
Il giorno dopo al momento della partenza gli dico che ho visto che l'albergo è su Foursquare e che fa una promozione, uno sconto, per gli utilizzatori di Foursquare. Ma lui mi risponde che di quelle cose non sa niente, perché se ne intende suo figlio che non c'è.
L'albergo non era male e, almeno da fuori, anche il ristorante dell'hotel non sembrava male (era tenuto però "ben chiuso", con cartelli che dissuadevano chiunque ad avvicinarsi). Sulla gestione però.....

Credo sia un altro piccolo esempio che conferma una delle tesi di questo blog: l'accoglienza è un problema culturale.

2 commenti:

  1. :(
    ...lo so, non è un commento molto arguto, ma ciò che ti è successo mi mette tristezza, soprattutto perché sono d'accordo con te: l'accoglienza è un problema culturale....

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