venerdì 11 gennaio 2013

Nuova legge in Veneto. Gli Iat gestiti in forma associata pubblico e privato. E' questo il modo di cambiare il sistema di accoglienza? Commento al vetriolo



Pubblico volentieri questo appello:
"Allego articolo apparso sul Corriere del Veneto di ieri, dove viene spiegato
che la Regione, dopo aver ridotto ad un terzo (da 12 milioni di euro del
2001 ai 4 milioni di euro del 2012!!!!) prevede che i 2/3 dei costi per la
gestione degli Iat, strumenti essenziali per il turismo nel territorio,
arrivino dai privati. Ma credete possibile che per un servizio pubblici ci
siano privati disponibili?
Io non credo e, in uno studio interessante fatto dalla Federazione europea
degli uffici turistici, si evidenzia che in circa 10 anni si può attivare ad
una percentuale dei costi di uno Iat garantiti per il 50% da percentuali su
prenotazioni, per vendita di prodotti e da quota di imposta di soggiorno,
quando si tratta di città capitali o molto note, tipo Barcellona.
Mi auguro che prima che sia troppo tardi l'Urpv decida di organizzare le
Assise dell'ospitalità in Veneto per una discussione pubblica su una
proposta che danneggia operatori, destinazioni e turisti.
Lettera firmata"

Commento: che il sistema degli Uffici informazione turistica sia da cambiare, trova tutti concordi. Purtroppo non sembra che tutte le Regioni (eccezioni a parte) abbiano capito quale debba essere il ruolo degli Iat nel sistema turistico italiano. Ho scritto un paio di libri per sostenere che gli iat devono diventare luoghi di relazioni, e ho dato vita all'Assise italiana dell'ospitalità, e ora anche all'Accademia dell'Accoglienza (in compagnia di altri soggetti pubblici e privati), per sostenere che gli Iat possono diventare l'elemento strategico del marketing dell'accoglienza di un territorio. Ripeto "possono".
Luoghi relazionali (non "uffici") e marketing dell'accoglienza sono le condizioni minime per il rilancio e la rivisitazione degli Iat. Su questa base si potrà poi discutere di rapporto coi privati, di competenze professionali necessarie, di filiere accoglienti, di gestione delle prenotazioni, di informazione diffusa, di webmarketing...., cioè di una nuova strategia turistica del nostro Paese, oggi affidata alle cose di sempre (le fiere, i siti web, il portale italia.it, le campagne pubblicitarie...) verniciate di "nuovismo" con qualche "app", e qualche blogtour, al posto dei soliti educational tour.
L'alternativa è sotto gli occhi di tutti: siamo in piena "emergenza accoglienza"! Si chiudono gli Iat, poi magari sotto le pressioni del sindacato, si riaprono per qualche mese, e poi si tornano a chiudere.
Secondo me spetta soprattutto al personale degli Iat farsi portavoce di un modo nuovo e diverso di gestire gli uffici informazione, una modalità che non rappresenti solo costi per gli Enti, ma produca fidelizzazione, nuovi arrivi e soggiorni più lunghi. Tocca a loro protestare con gli Enti che non trovano i soldi per l'accoglienza, ma li trovano per le conferenze stampa, per le fiere, per i gemellaggi, e per l'ennesimo "nuovo" portale online.
Perchè la promozione che funziona di più è quella che si fa nel territorio!

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