martedì 11 giugno 2013

Sa Paradura: il caffè sospeso della Sardegna


Andiamo per ordine. 
Ho da tempo proposto la tradizione viva del "caffè sospeso", come l'emblema dei gesti di accoglienza della cultura italiana. 
Il caffè sospeso, per chi non lo sapesse, è una tradizione napoletana bellissima che testimonia che la solidarietà parte dalle piccole cose di tutti i giorni.
Sospeso significa che il barista lo riserverà a chi, nel corso della giornata, pur avendone desiderio non sa come pagarlo. Ma non si tratta di elemosina, quanto piuttosto di un piccolo segno di solidarietà e di comprensione verso il "prossimo". Il caffè sospeso è dunque un gesto di accoglienza e di condivisione, che - come ho spiegato in un mio saggio sul marketing 2.0 - valorizza la relazionalità calda, nella logica del dono.
Bene, in Sardegna sopravvive ancora un altro bel gesto di solidarietà che ha tutte le caratteristiche del caffè sospeso, in termini di dono e di relazionalità.
E' la "paradura", una antica tradizione dei pastori che è stata definita di "tipo mutualistico, secondo la quale gli amici e i vicini contribuiscono, con una propria pecora, alla ricostituzione del gregge perduto o distrutto".
Sa paradura significa letteralmente "tornare alla pari".
Questa antica consuetudine era già stata segnalata da Alberto Della Marmora nel suo "Viaggio in Sardegna", ma, come dicevo, è attuale e sopravvive ancora. 
Me ne hanno parlato pochi giorni fa a Nuoro. In quell'occasione anzi mi è stato spiegato che se il pastore è in difficoltà per la morte delle sue pecore, gli altri pastori si sentiranno in obbligo non solo di regalargli una pecora, ma di dargli la migliore. E lo faranno spontaneamente perché nessuno chiede nulla.
Insomma è una questione di onore personale, di solidarietà e di accoglienza. 
Rientra nella stessa logica di comportamento di quel pastore che se vede arrivare una persona, un estraneo, la prima cosa che fa è quella di offrirgli da mangiare, fosse solo un pò di pane e formaggio.
Anche questo è un gesto di accoglienza vero, e per noi, straordinario, che dice moltissimo.

Ecco, vorrei dire sia a quelli che contano, che a quelli che continuano a presentare l'italia male - cioè come un paese triste e in decadenza, nel quale non vale la pena vivere e per il quale non vale la pena fare promozione turistica in modo serio - vorrei dire che nel nostro paese, nonostante tutto, sopravvivono cose straordinarie come queste, gesti che testimoniano la nostra cultura dell'accoglienza e che meriterebbero più attenzione.
Personalmente non sono solo fiero di tutto questo, non solo insegno i gesti di accoglienza come parte fondamentale di un modo di fare marketing  tutto italiano, ma cerco di trasmettere questa cultura dell'accoglienza con passione. Mi piacerebbe che fossimo in molti a sostenere queste tesi, e vedere investite le risorse economiche nelle persone, piuttosto che nelle parate ad effetto (vecchio vizio del turismo italiano), negli stand, nelle "campagne", nel merchandising, nell'ennesimo portale....

(immagine de il manifesto sardo)

5 commenti:

  1. Con questa sua citazione ci ha reso tutti molto orgogliosi :-)
    Antonella Fancello
    Progetto Imparis - Nuoro

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  2. Buongiorno Antonella, sono io che ringrazio il gruppo che ho incontrato a Nuoro, grazie al progetto Imparis. In passato avevo sentito raccontare tante storie sul mondo pastorale sardo, ma non avevo colto gli aspetti che invece mi sono stati presentati a Nuoro. Ed in effetti in tutto questo c'è qualcosa di davvero straordinario, che bisognerebbe riuscire a far conoscere e apprezzare, e valorizzare molto di più e meglio. A volte anche un piccolo confronto come questo può generare risultati positivi.

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  3. L'ultima Paradura è stata attuata in occasione del terremoto dell'Aquila (2009), dove i pastori sardi (Consorzio della Prov. di Nuoro) hanno donato 1300 pecore ai pasoti abruzzesi che hanno perso il loro gregge a causa dell'evento sismico. L'idea è stata di Gigi Sanna degli Istentales. Antonello Cabras

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  4. Buongiorno Professore, abbiamo avuto modo di conoscerci a Cagliari in occasione di una sua lezione all'Ifold. Ho seguito il suo consiglio e ho creato il mio piccolo blog legato alla struttura e al suo ambiente. Leggendo il suo blog mi ritrovo appieno nel tema dell'accoglienza e senza saperlo ho scritto anch'io al riguardo. Se le fa piacere ho pubblicato 2 post il 16 luglio (il dono dell'accoglienza) e il 15 marzo (racconti tziu Antoniccu). Modi diversi e tempi diversi di interpretare l'accoglienza ma sempre validi ed esempio da seguire col cuore. lecasedelfolletto.blogspot.com Buona lettura Daniela

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    1. Ciao Daniela, complimenti per il Blog! Molto carini i due racconti che mi hai segnalato e che - se permetti - riprenderò anche io in questo spazio, citando te e il tuo Blog! Con l'augurio di riuscire a darti ancora altri stimoli e di rivederti presto, ciao Giancarlo

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