giovedì 13 marzo 2014

Economia dell'accoglienza


Per molti addetti ai lavori “accoglienza” significa semplicemente “buone maniere”, e il rispetto di qualche procedura, ma questo non è il mio punto di vista.
Per me l’accoglienza è l’essenza stessa dell’esperienza turistica, e su questo ho già scritto diverse volte.
Oggi vorrei aggiungere qualcos’altro.
C’è una economia dell’accoglienza che sfugge alle analisi e alle statistiche del turismo, e della quale Istituzioni e burocrati sembrano non occuparsi.
E’ ancora tutto da valutare nelle sue conseguenze il fatto che in un ufficio informazioni, o al ricevimento in un albergo o in un museo…,  si possano “vendere”, e anzi si “vendano” sempre più spesso “beni relazionali”. Beni cioè come la fiducia, l’attenzione, l’amicizia, la condivisione…, che letteralmente “non hanno prezzo”, ma certo hanno un grande valore. E ne avranno sempre di più.
Si “vendono”, dicevo, ma dovrei dire “si trovano”, o, meglio ancora “si possono trovare”. Ma non sono beni che si acquistano come gli altri. Non con la stessa moneta.
Le conseguenze di questo fenomeno, dicevo, non sono valutate appieno in questa società e tantomeno nello specifico del turismo, nonostante questo settore – rivoluzionato dal web – sia in piena fase di ripensamento.
E anzi direi che le conseguenze della realtà montante dell’economia dell’accoglienza siano ancora tutte da scoprire.

Per questo il tema mi affascina e per questo organizzo appuntamenti come l’Accademia dell’Accoglienza a Rimini, e vado volentieri agli incontri su questo tema in giro per l’Italia (sarò ad Alba il 24 marzo e ad Asti il 25).

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