giovedì 4 maggio 2017

Il futuro dei borghi. Il caso del Giappone


Sono appena rientrato da un viaggio di lavoro in Giappone dove mi sono incontrato con diversi amministratori di città minori, e anche di villaggi ("mura").
Ne ho visitato qualcuno e ho visto che, come mi era stato anticipato, ci sono forti somiglianze tra la situazione italiana e quella giapponese.
Nei borghi giapponesi la qualità della vita è migliore e meno cara rispetto alle grandi città; vi sono giardini attorno alle case, una gastronomia più sana, più attenzione ai prodotti tipici, la natura è più preservata e non c’è inquinamento.
Ciononostante molte delle attività tradizionali sono in piena crisi, e non parlo solo della coltivazione del riso, o del lavoro nei boschi, o di diverse forme di agricoltura; anche l'artigianato e tante piccole imprese, forse perchè poco innovative, rendono poco e continuano ad essere abbandonate. 
Ho visto anche più di una località vocata al turismo termale, in crisi.
Questa situazione continua a generare una forte emigrazione verso le grandi città e verso Tokyo in particolare.
Il risultato è che la popolazione nei borghi è sempre più anziana, ed è verso di loro che si vanno specializzando proposte e servizi.
Case vuote e piccoli negozi in crisi, seconde case utilizzate pochi giorni l'anno che creano un effetto periferia, diversi alberghi in difficoltà, centri storici poco vivaci, tutto questo convive con situazioni paesaggistiche e ambientali bellissime e di fascino, dove ristoranti di qualità, e personale gentile e accogliente riescono a fare la differenza.
Insomma un mix che ci è familiare.
Da quanto ho potuto vedere, sopravvivono meglio le produzioni e le attivita fortemente identitarie, come molti alberghi tradizionali (“Ryokan”), case del the, ristoranti di comunità, piccoli musei espressione del territorio, produzioni di the speciali...

Non mi pare che la riduzione dei comuni in Giappone, che li ha portati da oltre 3 mila a meno di 2 mila - qualcosa cioè che si cerca di fare anche nel nostro Paese - abbia cambiato lo scenario.
Come in Italia ho riscontrato un certro ritardo, e forse anche impreparazione a fare del turismo una nuova leva di sviluppo e una fonte di reddito. Così laddove lo scenario si presenta migliore si assiste ad un rischio di turisticizzazione e di folklorizzazione, cioè di perdita di autenticità.

A proposito di questo mi è parsa molto interessante la pubblicazione di un report per il quale una quota elevata di giovani giapponesi sarebbe interessata a tornare a vivere nei piccoli centri. Come si vede dalla tabella si tratta di una percentuale vicina al 50% nella fascia di età dai 20 ai 39 anni. 




Resta il fatto che il desiderio di tornare non diventa realtà, e i giovani restano a vivere in città, dove la vita costa di più, dove ci sono i problemi che sappiamo, ma ci sono anche più servizi e più opportunità.
Giancarlo Dall'Ara
Giancarlo.dallara@gmail.com

questo articolo è stato pubblicato qui:
http://www.agi.it/blog-italia/agi-china/2017/05/02/news/i_borghi_in_giappone_come_in_italia_-1733745/


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