martedì 10 aprile 2018

Cari albergatori puntate sulla lingua italiana



La mia tesi è che per sviluppare il turismo dobbiamo puntare di più sulla cultura italiana dell’accoglienza, su qualcosa cioè che ci rende unici, e che i nostri concorrenti non hanno.
Questa tesi è opposta a quella di chi sta nel turismo replicando più o meno bene quello che vede fare all’estero, un atteggiamento tanto provinciale quanto maggioritario.
Penso che sino ad oggi non si sia riflettuto a sufficienza sul fatto che solo puntando sulla nostra cultura del turismo si possa garantire uno sviluppo sostenibile, perché il primo impatto negativo nei territori avviene quando viene importato acriticamente un modello di sviluppo che non appartiene alla cultura locale.

Dobbiamo puntare di più sulla nostra cultura, dunque, e dobbiamo manifestare questa scelta anche usando il più possibile la nostra lingua, l’italiano.
Questa scelta intende da un lato mostrare le nostre specificità che non emergono se utilizziamo espressioni standard, e dall’altro lato intende stimolare gli operatori a ripensare al loro modo di porsi nel turismo e nell’ospitalità, evitando l’omologazione che li rende più facilmente sostituibili e – in ultima analisi - più schiavi del fattore prezzo.

Ci sono parole infatti che se tradotte perdono una parte del loro significato, e soprattutto perdono le radici, e tolgono valore e unicità a quanto si vuole comunicare e proporre.
E’ una scelta che ho sperimentato molti anni fa con l’idea dell’”albergo diffuso”, comunicata inibendo ogni tentativo di traduzione.
In un mercato superaffollato di termini standard globali, la scelta dell’Albergo Diffuso di comunicarsi in italiano è stata vincente, e ha dimostrato, ancora una volta, quanto la nostra lingua sia amata, e quanto sia in grado di comunicare “da sola” una proposta e una atmosfera particolare, legata al nostro paese e al nostro stile di vita.
Per questo, da diverso tempo chiedo agli albergatori, anche a quelli che hanno “hotel verticali” che partecipano ai miei seminari, di fare altrettanto. Ed è dunque con piacere che vedo che sono sempre di più le strutture ricettive che hanno deciso di non utilizzare il termine “hotel” nella loro comunicazione e di puntare sul termine “albergo”, una parola italiana che comunica immediatamente una proposta di ospitalità con le radici nella nostra cultura.
Segnalo con grande soddisfazione che anche uno degli alberghi italiani più belli e prestigiosi – ed al quale sono particolarmente affezionato - ha deciso di sottolinare questa scelta mettendo la parola albergo nella propria insegna: il Villa Cimbrone di Ravello!


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